Chiesa

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I teleri con le Storie di san Rocco
Concepite come ciclo unitario sin dal 1528, le quattro tele eseguite dal Tintoretto per il presbiterio, in vari momenti della sua attività, narrano le ultime vicende della vita di san Rocco.

Il primo telero, realizzato nel 1549, fu il grandioso san Rocco che visita gli appestati, prima rappresentazione della peste nell’arte veneta, un’opera straordinaria nella resa drammatica dell’interno del lazzaretto, resa ancor più suggestiva dalla doppia illuminazione, creata sullo sfondo dalle torce e in primo piano da un fascio di luce irreale, che penetra lateralmente da sinistra. Nella tela, che costituisce il vero inizio della sua attività per la Scuola, il giovane pittore inaugura una nuova concezione del notturno, suggestivamente rotto da luci artificiali.

Ragioni tuttora ignote portarono però alla sospensione dei lavori e solo nel 1567, dopo aver completato i dipinti della Sala dell’Albergo, Jacopo si dedicò nuovamente al presbiterio della Chiesa. Con ogni probabilità il telero eseguito in questa seconda fase fu il san Rocco in carcere confortato da un angelo, dove, ancora una volta, l’ardita concezione chiaroscurale trasfigura la scena, sottolineando il contrasto tra lo sfolgorante apparire dell’angelo inviato da Dio a confortare il santo morente e il cupo, angoscioso, ambiente circostante.

L’altra opera del 1567 è il san Rocco che benedice gli animali, improntato a modi più naturalistici, in cui si ravvisano però alcune cadute qualitative, dovute forse a un intervento di collaborazione o a danni subiti nel corso del tempo.

È invece databile nella prima metà degli anni Ottanta la quarta tela, raffigurante La cattura di san Rocco, in cui il marcato plasticismo del primo piano – dove all’estrema sinistra compare il santo trascinato via a viva forza dai soldati – contrasta in modo suggestivo con la resa evanescente e spettrale della battaglia che infuria sullo sfondo. Nel 1937, il dipinto fu trasferito sulla parete destra della navata, isolandolo così dal contesto narrativo per il quale era stato concepito quale immediato precedente di quello che rappresenta il santo in prigione, alterando così l’originario programma iconografico del presbiterio. Al suo posto si trova infatti oggi il cosiddetto san Rocco nel deserto, opera databile intorno al 1580 per l’affinità con le tele della Sala Capitolare della Scuola, ma non ricordata dalle fonti, in cui a Tintoretto si possono assegnare probabilmente solo l’impaginazione compositiva e la figura del santo, mentre il paesaggio è attribuito a Paolo Fiammingo e le parti laterali vennero aggiunte da Santo Piatti nel 1729, al momento della sua collocazione nella parte superiore della parete destra della navata, dove fungeva da pendant ai dipinti pordenoniani della parete sinistra, in cui vengono similmente raffigurati gruppi di oranti, bisognosi e malati.

Cristo guarisce il paralitico (La Piscina Probatica)
Collocata al centro della parete destra della navata, la grande tela, dipinta da Jacopo Tintoretto nel 1559, decorava in origine gli sportelli di un grande armadio per la custodia degli argenti che nella chiesa cinquecentesca era destinato ad accompagnare quello dipinto in precedenza dal Pordenone con le gigantesche figure dei santi Martino e Cristoforo, del quale Jacopo riprende l’impaginazione architettonica e l’ardita struttura compositiva. Nel 1674 l’armadio fu eliminato e le due parti cucite insieme. Successivamente, a seguito della ricostruzione della navata, nel 1729 Santo Piatti venne incaricato di adattarlo alla nuova collocazione sulla parete destra dell’edificio sacro, dove si trova tuttora. Le sue aggiunte furono quindi eliminate con il restauro del 1937, con il quale vennero però demolite anche altre parti dell’opera, erroneamente ritenute non autografe. Peraltro, nonostante queste vicissitudini, l’alta qualità della tela appare ancor oggi appieno nella magistrale impostazione compositiva e nella concitata tensione drammatica raggiunta dal pittore nella narrazione dell’evento miracoloso

Le portelle dell’antico organo
La narrazione del pellegrinaggio di san Rocco si completava con le portelle dell’antico organo, dipinte da Tintoretto nella prima metà degli anni Ottanta, che presentavano esternamente l’episodio conclusivo dell’andata del santo a Roma (san Rocco presentato al Papa) e, all’interno, l’Annunciazione. Ridotte a quadri, con integrazioni di Santo Piatti (1738), e collocate in controfacciata, ai lati della cantoria marmorea del nuovo organo, sono opere piuttosto deboli, frutto di collaborazione con la bottega. Rimosse in anni recenti, in occasione del montaggio della cantoria mobile tardo-settecentesca, si conservano attualmente nei depositi della Scuola.

San Rocco risana gli appestati, olio su tela, 1549
San Rocco in carcere confortato da un angelo olio su tela, 1567
San Rocco benedice gli animali, olio su tela, 1567
La cattura di san Rocco, olio su tela, prima metà XVI sec.
San Rocco nel deserto, olio su tela, 1580
Cristo guarisce il paralitico, olio su tela, 1559
San Rocco presentato al Papa, olio su tela, prima metà del XVI sec.
Annunciazione, olio su tela, prima metà del XVI sec.